Indicazioni operative per la progettazione e il risanamento, aggiornate alla normativa vigente (D.Lgs. 101/2020 e s.m.i.).
Articolo tecnico basato sul manuale ARPA FVG – Provincia di Udine – Università degli Studi di Udine.
Introduzione: un problema di salute pubblica che riguarda anche i progettisti
Il radon è un gas radioattivo naturale, inodore e incolore, prodotto dal decadimento dell'uranio presente ubiquitariamente nella crosta terrestre. Dopo il fumo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità lo considera la principale causa di tumore polmonare: ad esso sono attribuibili tra il 5 e il 20% di tutti i casi, che in Italia ammontano a circa 30.000 l'anno. Il Friuli Venezia Giulia, con una concentrazione media indoor di 96 Bq/m³ (contro una media nazionale di 75 Bq/m³), si colloca tra le regioni italiane con i valori più elevati.
Per ingegneri, architetti, geometri e progettisti, la protezione dal radon non è più una questione opzionale: è un requisito progettuale che, se integrato correttamente fin dalle fasi iniziali, comporta costi marginali e garantisce efficacia duratura.
1. Quadro normativo di riferimento
Normativa vigente
La disciplina italiana è oggi contenuta nel D.Lgs. 31 luglio 2020, n. 101 (recepimento della Direttiva 2013/59/Euratom), modificato dal D.Lgs. 25 novembre 2022, n. 203. I riferimenti al previgente D.Lgs. 230/1995 e alle Raccomandazioni Europee del 1990 sono da considerarsi superati.
Livelli massimi di riferimento (media annua)
L'art. 12 del D.Lgs. 101/2020 fissa i seguenti livelli massimi di riferimento per la concentrazione media annua di attività di radon in aria [reference:0]:
| Tipologia | Livello di riferimento |
|---|---|
| Abitazioni esistenti | 300 Bq/m³ |
| Abitazioni costruite dopo il 31/12/2024 | 200 Bq/m³ |
| Luoghi di lavoro | 300 Bq/m³ |
| Dose efficace annua (art. 17, c. 4) | 6 mSv |
Ambito di applicazione per i luoghi di lavoro
Le norme relative alla protezione dal radon nei luoghi di lavoro si applicano a [reference:1]:
- Attività lavorative svolte in ambienti sotterranei
- Attività lavorative svolte in ambienti seminterrati
- Attività lavorative al piano terra, se ubicate in aree prioritarie
- "Specifici luoghi di lavoro" individuati dal PNAR (impianti di potabilizzazione, imbottigliamento acque minerali, centrali idroelettriche)
- Stabilimenti termali
Aree prioritarie
Ai sensi dell'art. 11, comma 3, del D.Lgs. 101/2020, le Regioni individuano le aree prioritarie dove si stima che la percentuale di edifici con concentrazione media annua di radon superiore a 300 Bq/m³ sia pari o superiore al 15% [reference:2].
In Friuli Venezia Giulia, la prima mappatura è stata approvata con la Delibera di Giunta Regionale n. 1622 del 31 ottobre 2024 [reference:3].
Obblighi per i luoghi di lavoro
-
Effettuare una campagna di misurazione con dosimetri passivi, avvalendosi di un laboratorio accreditato
-
Qualora i valori superino i 300 Bq/m³, adottare azioni di rimedio per ridurre le concentrazioni al di sotto del livello di riferimento
-
Comunicare gli interventi adottati all'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL)
Nuove disposizioni per i locali sotterranei (Legge 203/2024)
Dal 12 gennaio 2025 è entrata in vigore la Legge 13 dicembre 2024, n. 203, che modifica l'art. 65 del D.Lgs. 81/2008. Per l'utilizzo di locali chiusi sotterranei o semisotterranei per attività lavorative, è richiesta [reference:4]:
- La valutazione dei livelli di concentrazione media annua di gas radon entro 24 mesi dall'inizio dell'attività
- Misurazioni periodiche
- Misure correttive in caso di superamento dei limiti
- Comunicazione all'INL in caso di superamento
PNAR 2023-2032
Il Piano Nazionale d'Azione per il Radon (PNAR) 2023-2032, adottato con DPCM 11 gennaio 2024, è lo strumento strategico nazionale [reference:5]. Esso individua strategie, criteri e modalità di intervento per prevenire e ridurre i rischi a lungo termine dovuti all'esposizione al radon, nonché i criteri per la classificazione delle zone a rischio [reference:6].
Gli obiettivi specifici includono la riduzione della concentrazione nei luoghi di lavoro sopra i 300 Bq/m³, la riduzione in almeno il 50% delle abitazioni nelle aree prioritarie con concentrazioni superiori a 200 Bq/m³, e la verifica che le nuove abitazioni (post 31/12/2024) siano inferiori a 200 Bq/m³ [reference:7].
2. Come il radon entra negli edifici
L'edificio funziona come una pompa aspirante nei confronti del terreno. Le cause principali:
- Differenza di temperatura interno/esterno (inverno)
- Vento
- Ventilatori aspiranti in bagni e cucine
- Tiraggio di canne fumarie
- Deflusso d'aria da impianti di scarico
Le vie d'accesso tipiche del radon:
- Crepe e giunti in pavimenti e pareti
- Passaggi di tubazioni e fognature
- Pozzetti e aperture di controllo
- Prese di luce, camini, montacarichi
- Pavimenti in terra battuta, ghiaia, pietra
- Componenti costruttivi permeabili
3. Protezione dei nuovi edifici: le soluzioni tecniche
Per le nuove costruzioni, le misure di prevenzione sono calcolabili e comportano costi supplementari relativamente modesti. La scelta dipende dalla tipologia di fondazione:
a) Solaio controterra
b) Intercapedine
c) Mista
Sistema passivo vs attivo
| Caratteristica | Sistema passivo | Sistema attivo |
|---|---|---|
| Costo | Limitato | Superiore |
| Efficacia | Spesso sufficiente | Elevata e garantita |
| Consumo energetico | Nullo | ~780 kWh/anno (90 W) |
| Manutenzione | Minima | Necessaria |
| Durata | Pari all'edificio | Inferiore |
La canna d'aspirazione: prescrizioni tecniche
- Percorso più rettilineo possibile; giunti a 45° se inevitabili
- Sporgenza di almeno 30 cm oltre il tetto
- Distanza di almeno 2 m da finestre e comignoli
- Tubi in PVC o ABS (non misti), Ø 10 cm
- Evitare tubi metallici
- Nessun sifone; condensa verso il sottosuolo
Soluzioni per fondazione con solaio controterra
Fondazioni con intercapedine
La ventilazione meccanica garantisce risultati migliori di quella naturale. Soluzione: membrana in polietilene (0,15 mm, o 0,075 mm se rinforzata) su tutta la superficie, con sovrapposizione di 30 cm e rialzo di 30 cm lungo i muri. Tubi di prelievo corrugati e forati sotto la membrana, collegati alla canna.
Installazione dell'aspiratore
Non in locali abitati
Sottotetto o garage adiacente
Tratto verticale libero
Almeno 80 cm
Allacciamento elettrico
Entro 2 m
4. Risanamento di edifici esistenti
Il risanamento è generalmente più difficile, incerto e costoso della prevenzione. Quando possibile, è opportuno procedere gradualmente, partendo dagli interventi meno invasivi.
4.1 Eliminazione della depressione nei locali abitativi
- Aperture per apporto d'aria fresca per bilanciare l'effetto degli aspiratori
- Isolamento di pozzi e camini negli scantinati, con presa d'aria esterna dotata di sifone
- Apporto d'aria esterna per stufe e caldaie
- Aspirazione dell'aria in cantina, solo con generatori dotati di camere stagne
4.2 Depressurizzazione dell'aria sottostante l'edificio
| Tecnica | Descrizione |
|---|---|
| Pozzo di raccolta centrale | Cavità sotto il pavimento (es. 30×30×200 cm) a 30 cm di profondità, con tubo PVC Ø 10 cm e ventola |
| Più punti di aspirazione | Tubi passanti nel pavimento della cantina |
| Impianti di drenaggio esistenti | Aspirazione dell'aria dal sottosuolo, con sifoni per impedire risucchi dalla rete pubblica |
| Pozzo esterno all'edificio | Soluzione economica e poco disagevole, ideale in presenza di ampio vespaio |
| Fori passanti | Fori Ø 10–12 cm sui muri esterni, collegati da tubo forato passante |
4.6 Isolamenti e sigillatura
| Materiale | Spessore (mm) | Impermeabilità al radon |
|---|---|---|
| PEHD | 0,15 | Sì |
| PVC armato | 0,1 | Sì |
| Polimeri bituminosi | 3,0 | Sì |
| Pitture sintetiche | 0,2 | No |
| Resine epossidiche | 3 | Sì |
| Cemento armato | 100 | Parziale |
| Pietra arenaria calcarea | 150 | No |
| Gesso | 100 | No |
| Laterizio | 150 | No |
5. Casi studio regionali: risultati misurabili
Il manuale documenta quattro interventi reali in Friuli Venezia Giulia, con risultati quantificati:
| Intervento | Tipo | Riduzione radon |
|---|---|---|
| Depressurizzazione diretta con pozzo centrale | Abitazione privata | ~90% |
| Depressurizzazione con fori passanti | Abitazione privata | ~75% |
| Depressurizzazione forzata con intercapedine | Asilo nido | ~60% |
| Depressurizzazione naturale con intercapedine | Scuola materna | 54–73% |
Il caso della scuola materna è particolarmente significativo: a riscaldamento spento la concentrazione media è scesa da 750 a 340 Bq/m³ con i fori aperti; a riscaldamento acceso da 1700 a 450 Bq/m³. L'ulteriore ventilazione dei locali ha portato il valore a 200 Bq/m³.
6. Sinergie con altre progettualità
La protezione dal radon non entra in conflitto con altre finalità progettuali, ma anzi genera sinergie:
Protezione dall'umidità
Tecniche parallele; i punti di infiltrazione del radon sono però più difficili da localizzare.
Isolamento acustico
Piccoli fori e aperture riducono l'efficacia protettiva; le porte isolanti acusticamente isolano anche dal radon.
Isolamento termico
La separazione tra locali riscaldati e non coincide spesso con il livello di isolamento primario contro il radon.
Protezione antincendio
Le guarnizioni elastiche per il radon possono essere infiammabili; per controbilanciare la depressione di stufe e caminetti resta l'apporto d'aria fresca.
Conclusioni: dieci punti operativi per il progettista
- Verificare la tipologia di fondazione e scegliere la soluzione più adatta
- Prevedere sempre una canna d'aspirazione con percorso rettilineo, PVC/ABS Ø 10 cm, sporgenza > 30 cm e distanza > 2 m da aperture
- Adottare sistema passivo e predisporre la trasformazione in attivo
- Realizzare vespaio, anello di tubi perforati o stuoie drenanti secondo la permeabilità del terreno
- Stendere membrana in polietilene (0,15 mm) sotto la soletta o sull'intercapedine
- Sigillare giunti, passaggi di tubi e pozzetti con materiali ad elasticità permanente
- Evitare condutture d'aria sotto la soletta o mantenerle in pressione positiva
- Installare l'aspiratore in sottotetto o garage, con allarme e raccordi elastici
- Per il risanamento: partire da interventi a basso costo, poi depressurizzazione, infine sovrappressione
- Misurare sempre con rivelatori passivi (3–6 mesi, periodo invernale) prima e dopo l'intervento

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